domenica 5 ottobre 2014

Interrogazione al sindaco su controllo presenza immigrati irregolari sul territorio comunale.

Dall’inizio dell’operazione denominata “Mare Nostrum” sono arrivati nel nostro Paese più di 100.000 immigrati. Questi, una volta approdati, vengono distribuiti su tutto il territorio tramite ponti aerei e bus navetta. A causa del flusso incessante spesso gli immigrati vengono trasferiti senza esser prima stati identificati. Stando a numeri in costante aumento, nella Regione Veneto sono stati accolti alcune migliaia di immigrati, mentre nella Provincia di Vicenza alcune centinaia. La maggior parte di loro, tuttavia, è stato appurato che rimangono soltanto pochi giorni nei centri di accoglienza, dandosi alla fuga e facendo perdere le loro tracce.

Alla luce di quanto appena esposto si chiede se l’Amministrazione Comunale è intenzionata a predisporre, grazie alla preziosa collaborazione delle Forze dell’Ordine, un controllo del territorio comunale mirato ad individuare eventuali cittadini senza regolare permesso di soggiorno in particolare in quelle abitazioni che destano sospetto e che potrebbero fungere da luogo di dimora di gruppo.

Per il gruppo consiliare "Noi di Marano"
Erik Umberto Pretto 

mercoledì 6 agosto 2014

Tornano anche a Marano i “diffamatori anonimi”.

E’ fresco di questa notte il nuovo attacco del solito gruppuscolo dei “diffamatori anonimi maranesi”. Sinceramente ce lo si poteva aspettare dopo la presa di posizione del gruppo politico di Noi di Marano a sostegno del sindaco di Carrè, Davide Mattei, ma soprattutto dopo aver ricordato una delle loro più eclatanti imprese: la falsificazione, nel febbraio del 2012, di un manifesto comunale utilizzando una scannerizzazione del logo municipale e della biblioteca.
Un nostro simpatizzante ci ha infatti inviato le immagini scattate, questa mattina verso le 7,00, con il telefonino, relative alle bacheche della “Pro Loco” e delle “ACLI” dove sono apparsi dei volantini, con una copia dell’articolo di ThieneOnLine del 04.08.2014 sotto la scritta “I cittadini pregano vivamente i consiglieri comunali di non bere troppo”. 
Naturalmente i “diffamatori anonimi maranesi” si sono ben guardati, nel compiere la loro impresa, anche da quelli che potevano essere gli occhi indiscreti delle telecamere, affiggendo i manifesti sulle bacheche più distanti dal municipio, dove sono appunto in funzione sistemi di videosorveglianza.
Ma quello che da più fastidio, oltre alla loro ignoranza, è il senso di onnipotenza di cui si circondano: si esprimono sempre a nome dei cittadini (come se avessero avuto dagli abitanti di Marano un eterno e incondizionato affidamento) e non conoscono limiti territoriali agendo con disinvoltura, di volta in volta, negli spazi riservati a enti pubblici, associazioni, strutture private. Forse per fare capire che loro possono fare tutto quello che vogliono dove vogliono.
 

Il gruppo politico di Noi di Marano

martedì 5 agosto 2014

Solamente Piera Moro e la sua Giunta vogliono farsi pubblicità: sulla A31 facciamo un referendum comunale.

La lettera inviata dal Sindaco di Marano Vicentino Piera Moro al Giornale di Vicenza, sulla ormai “saga maranese” della A31, nella quale accusa la Lega Nord di distorcere la realtà e di farsi pubblicità, non ha bisogno di commenti, perché effettivamente si commenta da sola.
La locale Sezione della Lega Nord non si sarebbe mai sognata di entrare in questa polemica se non “stuzzicata” dalle appariscenti mosse di un’Amministrazione Comunale che, come già successo con il digiuno contro le grandi opere in Veneto (ricordando che quella maranese fu l’unica Amministrazione Comunale a seguire questa strada non convenzionale), ora cerca di cavalcare la protesta di qualche movimento contrario a quest’opera, richiesta da anni e sostenuta da tutti gli operatori economici, per avere visibilità sulla carta stampata ed accontentare qualche gruppo eco-disobbediente.
Caro Sindaco, questa è ricerca di pubblicità, non la nostra. E’ addirittura buffo vedere come il Sindaco, messo alle strette dalle nostre considerazioni, ora tenti di deviare la rotta della polemica. Infatti mentre adesso dichiara “non sono entrata nel merito del prosieguo della Valdastico”, nella lettera pubblicata dal Corriere del Veneto il 18/06/2014 (riportata anche sul sito internet della lista civica Marano Bene Comune, definita una “scelta coraggiosa”) l’espressione era assai diversa e precisamente “la A31 è un’opera calata dall’alto con grosse incognite finanziarie e forte impatto ambientale”. Non è forse questo un deciso “no”? O siamo tornati ai sofismi tipici della Prima Repubblica?
Ma dov’era Piera Moro e la Sinistra maranese durante la costruzione del tunnel Schio-Valdagno, voluto proprio dall’allora Sindaco di Schio (oggi tesserato del PD)? Perché allora nessuno di loro ha parlato di importanti azioni di partecipazione e di condivisione? Perché quel tunnel andava bene e quello che porta a Trento no? Perché nessuna polemica allora e così tante adesso? Quella non era forse un’opera che prevedeva costi ed impatto ambientale?
Ci stiamo inoltre chiedendo come mai il PD di Marano Vicentino stia viaggiando in senso totalmente contrario a Matteo Renzi e al PD regionale e nazionale. Il Presidente del Consiglio, proprio in questi giorni, con lo “Sblocca Italia” ha dato di fatto il via libera a questo tratto di autostrada di cui si parla da decenni. Forse il Partito Democratico ha già scaricato, o è in procinto di farlo, il Sindaco e la Giunta di Marano Vicentino? Il loro isolamento appare evidente a chiunque, e la “febbre” all’interno dell’Amministrazione Comunale sembra essere ormai alta.
Se il Sindaco vuole “veramente” consultare i cittadini, se questa Amministrazione chiacchierona intende davvero passare dalle parole ai fatti per il bene del paese (e non soltanto per il loro “bene comune”), noi saremo i primi ad essere soddisfatti. Allora si faccia un referendum comunale a Marano Vicentino sulla Valdastico Nord. Si chieda anche agli imprenditori un parere in merito, visto che l’Amministrazione Comunale continua a chiedere il loro contributo economico mediante l’aumento delle imposte locali (ricordiamo a titolo di esempio l’aumento dell’aliquota IMU sui capannoni industriali, laboratori artigianali e locali commerciali). Visto che l’Amministrazione Comunale continua a seminare la parola magica della “condivisione”, si faccia convinta non solo a parole e si consultino i cittadini. Sulle cose serie, noi siamo sempre pronti a dare una mano; in questo caso, faremo gli scrutatori gratuitamente.

lunedì 4 agosto 2014

BENTORNATO, MARAROCK!

BENTORNATO, MARAROCK!

La lista civica “Noi di Marano” accoglie di buon grado la notizia del ritorno a Marano Vicentino dell’evento musicale Mararock, manifestazione capace di attrarre un notevole flusso di appassionati da tutto l’Alto Vicentino, organizzata dall’omonima associazione locale. 
Auguriamo sinceramente al nuovo Presidente, Stefano Miglioranza, un buon lavoro nella gestione di una così apprezzata associazione del nostro territorio, che da anni contribuisce, attraverso la musica e lo stare insieme, ad animare ed intrattenere il paese, fornendo un utile servizio alla comunità locale e specialmente alle fasce giovanili.

domenica 3 agosto 2014

“Noi Di Marano” sta con Davide Mattei: merita tutta la nostra comprensione.

L’intera lista civica “Noi di Marano” offre il proprio incondizionato sostegno morale, e se necessario anche la propria collaborazione, al neo eletto Sindaco di Carrè Davide Mattei ed alla lista civica “Immagina Carrè”, per il vile attacco anonimo ricevuto in questo fine settimana da parte di ignoti.
La sentita vicinanza al Sindaco di Carrè è spontanea e naturale in particolar modo perché a Marano Vicentino, purtroppo, abbiamo già conosciuto e denunciato simili atti ostili di vera e propria “guerriglia cartacea”, magari proprio ad opera di chi si schiera politicamente come paladino della democrazia. E’ ben vivo nei nostri ricordi, infatti, quanto accadde nel febbraio 2012, quando ignoti arrivarono addirittura a falsificare un manifesto comunale, utilizzando una scannerizzazione del logo municipale e della biblioteca civica, per produrre un documento falso successivamente affisso sulle bacheche comunali in Piazza Silva a Marano Vicentino, con il quale l’Assessorato alla Cultura diventava “ASSESSORATO ALLA CULTURA FASCISTA” soltanto per aver calendarizzato la presentazione del libro “Assaltatori Gamma” del ricercatore locale Riccardo Furiassi.
E’ ora di dire basta a questi metodi vigliacchi di fare politica, legati a logiche passate, dietro i quali si nascondono coloro che, non avendo oramai più tesi da proporre, si riducono ad agire nell’ombra. Quello che è certo è che tali gesti non potranno mai scoraggiare chi sceglie di intraprendere, mediante la partecipazione alla vita amministrativa, un reale ed onesto servizio alla collettività locale.

mercoledì 9 luglio 2014

L'ultimo atto della crisi capannoni scoperchiati per pagare meno tasse

Sono sempre di più gli imprenditori che scelgono di rimuovere il tetto per ottenere uno sconto sull'Imu.
Un capannone senza tetto come metafora di un'imprenditoria senza speranza. Senza fiducia nel proprio Paese. Un brutto sentimento. Che lacera anima e cervello. Quando si arriva a «scoperchiare» il proprio capannone per ridurre il peso dell'Imu, vuol dire che si è allo stremo.
E allo stremo sono in tanti, in una nazione che non capisce. O finge di non capire. I giornali del Nord Est sul tema hanno le antenne sensibili. E così, battendo palmo a palmo gli uffici comunali, è venuto fuori che negli ultimi tre anni si sono moltiplicate le domande per le «rimozione delle coperture apicali» (la burocrazia i tetti dei capannoni li chiama così: «coperture apicali»).
Per ottenere il nullaosta, il «richiedente» deve dimostrare che l'azienda è in uno stato di «grave sofferenza», tale da pregiudicarne «in toto o in parte la produttività». Che sono esattamente le condizioni in cui versano ormai migliaia di ditte. Ciò fatto si dovrebbe ottenere (con la burocrazia il condizionale è sempre d'obbligo) dall'«ufficio preposto» il via libera alla «rimozione» del tetto del capannone. Una «menomazione» che implica la «decurtazione» dell'Imu (la famigerata imposta municipale unica), il cui pagamento potrà anche essere dilazionato. Le cronache che descrivano questo inquietante scenario oscillano fra attonita incredulità e pragmatica constatazione. A mezz'aria fluttua una maledetta domanda: ma com'è possibile che le tasse possano spingerti a «sfregiare» quanto hai di più caro al mondo? Il capannone è per un piccolo imprenditore l'equivalente della casa. In tanti amano definire i propri operai la loro «seconda famiglia». Si badi bene: non c'è nulla di retorico in queste definizioni; non si tratta di un vezzo, in molti casi è la pura verità.
I nuovi padroncini (nulla a che fare con lo stereotipo dei vecchi cummenda) sempre più spesso lavorano fianco a fianco con i propri dipendenti, indossano le loro stesse tute, soffrono gli stessi patemi della crisi. Poi, un brutto giorno, arriva il crac finanziario, l'ombra del fallimento si allunga. E allora, per risparmiare almeno sull'Imu, ecco l'idea: rendere «inagibile» il capannone privandolo della sua «copertura apicale». Per chi è costretto a questa scelta, una sconfitta umana e professionale. Roba difficile da digerire. Uno degli imprenditori storici dell'ex florido distretto del legno della Sculdascia (Padova) ha le lacrime agli occhi ma ancora tanta dignità. Forse per questo chiede che non venga scritto il suo nome. Chissà, magari immagina tra breve di ricoprire nuovamente il tetto del suo capannone che è stato costretto a scoperchiare perché impiccato dalle tasse; «impiccato», una parola doppiamente lugubre da queste parti, considerati i tanti suoi colleghi che, disperati, si sono impiccati davvero. I più «fortunati» hanno chiuso i battenti, o si sono ridotti a imprenditori «senza tetto». Piccoli industriali ormai a produttività zero, ma che lo Stato vuol continuare a spremere come limoni. Anche se ormai si tratta di limoni secchi in un campo devastato dalle cavallette.
«La mia azienda - ricordava l'imprenditore qualche tempo fa dalle colonne del Mattino di Padova - è nata negli anni '70 e incarna il modello di sviluppo tipico di un mobilificio di Casale. Da giovane falegname avevo un piccolo capannone di 300 mq che poi negli anni si sono triplicati per accogliere i nuovi dipendenti (11 in tutto) e rispondere alle richieste di un settore che, nei tempi d'oro, garantiva fatturati di milioni di euro l'anno. Poi l'arrivo della crisi, il tramonto del mobile in stile, i costi che superano le entrate. La chiusura». Ma lo Stato non si rassegna, continua a trattarlo come fosse una gallina dalle uova d'oro. Ma, quelle «uova», non sono più d'oro. Anzi, non ci sono più neppure le uova. La realtà è sotto gli occhi di tutti, a non vederla è solo il fisco: «Pago tasse pur senza aver più guadagni. Su tutte l'Imu, che mi preleva almeno 4-5 mila euro l'anno. Nel 2013, tra errori e conguagli, ho dovuto sborsare 10.600 euro».
In treno, lungo la linea adriatica, dai finestrini dello scassatissimo Intercity Fracciabianca lo skyline dei capannoni «decapitati» ricorda molto da vicino il paesaggio da day after industriale del Nord Est. Si passa dall'Emilia Romagna alle Marche, poi si tocca l'Abruzzo e il Molise, fin giù in Puglia. Ovunque lo scenario dei capannoni, versione en plein air, è lo stesso: lì dove un giorno si produceva ricchezza, oggi c'è solo desolazione. «Neanche i macchinari sono riuscito a vendere - ci racconta un imprenditore che operava nel ramo laterizio -. Ogni tanto torno qui, dove ho lavorato - e dato lavoro - per una vita intera. Resisto solo pochi minuti perché questi muri diroccati, queste finestre sfondate, questi oggetti arrugginiti sembrano guardarmi, accusandomi».
Parole che pronuncia nel suo capannone, ormai ridotto in rudere. Anche qui il tetto non c'è più. Volgendo gli occhi in alto si vedono solo nubi nere. Chissà se il cielo tornerà azzurro.


da Il Giornale Lun, 07/07/2014 

martedì 8 luglio 2014

Quanto ci costano gli immigrati

Una circolare di un foglio spedita dalla prefettura. L'oggetto è chiarissimo: "Afflusso di cittadini stranieri a seguito di ulteriori sbarchi". In pratica un invito ai sindaci ad ospitare, soprattutto dopo l'ultima ondata di sbarchi, gli immigrati che arrivano nel nostro Pese. "Un afflusso, si legge nella circolare, destinato a incrementarsi durante questa stagione estiva".  Lo Stato chiede ai Comuni di individuare delle strutture che possano accogliere gli stranieri e si impegna a versare un contributo di 30 euro oltre l'Iva al giorno per ciascuno straniero che chiede asilo politico.  
Il tariffario - Comuni, si legge, saranno selezionati in base al possesso di requisiti minimi che saranno valutati in base ai seguenti criteri:  importo per il servizio di accoglienza di 30 euro oltre IVA "che comprenda il vitto (rispettoso dei principi e delle abitudini alimentari) e l'alloggio assistenza alla persona, compresa la mediazione linguistica, l'informazione, l'orientamento e l'assistenza alla formalizzazione della richiesta di protezione internazionale; servizio di pulizia, fornitura di biancheria e abbigliamento adeguato alla stagione, prodotti per l'igiene e pocket money di 2,50 al giorno; tessera di ricarica telefonica di 15 euro all'ingresso.
La reazione - Giorgio Bontempi, sindaco di Agnosine, un comune di 1900 anime della provincia di Brescia è uno dei tanti sindaci che ha ricevuto la lettera. "Trovo offensiva questa lettera. Soprattutto per le comunità piccole come la mia che si trova a fronteggiare anche il taglio dei fondi da parte dello Stato centrale". Bontempi, che è un commercialista, ha fatto due calcoli: "30 euro al giorno, più l'Iva più 2.50 al giorno di pocket money fanno 39,10 euro al giorno. 1173 al mese. Noi abbiamo 126mila disoccupati nella provincia di Brescia, 134mila cassintegrati a zero, se debbo ricevere delle somme dallo Stato preferirei darli alle tante persone che non arrivano a fine mese piuttosto che a dei poveri cristi che credono di venire qui e trovare l'America". 

da Libero Quotidiano del 06.07.2014